L’origine del nome “Valpolicella” suscita da tempo un ventaglio di opinioni fra chi studia la materia dell’etimologia dei luoghi. Dire quale sia la più credibile suggestione risulta molto difficile: di certo, il buon senso consente di escluderne qualcuna, magari riconoscendone un carattere più fantasioso che verosimile e aderente alla realtà. Di certo, ad oggi, una parola definitiva sulla questione non è stata ancora detta.
Per comodità riassumiamo per punti le principali sei teorie circa l’etimologia del toponimo “Valpolicella” (fra parentesi quadre il nome dello studioso cui la singola argomentazione è ascrivibile):
- [Toniolo] il termine deriverebbe da pullus, polla. La polla, in dialetto veneto, è un agglomerato di sabbia e ghiaia che si forma sul letto dei fiumi fino a diventare un isolotto e che viene poi col tempo ricoperto di vegetazione, talvolta anche arbustiva. Il termine Valpolicella, pertanto, indicherebbe un territorio ricco di neoformazioni di terra ricoperte di flora, generate presumibilmente dal fiume Adige. Il dubbio che suscita questa interpretazione è spontaneo e semplice: è vero che l’Adige attraversa la Valpolicella, è vero che attorno al suo scorrere spesso trova dimora una florida vegetazione ed è vero anche che, poco fuori il comune di Pescantina, lungo il fiume, esiste un paesetto di nome Pol che parrebbe trarre il proprio nome proprio da pullus. Questo etimo, va aggiunto, accomunerebbe il toponimo Valpolicella a quello di Polesine, per il quale alcuni studiosi vedono la medesima citata origine. Ma, a differenza della regione della provincia di Rovigo, decisamente ben irrorata da fiumi che possono concorrere alla formazione di pullus, la Valpolicella vede il serpeggiare dell’Adige solo nella sua parte inferiore ed è interessata dal microclima e dall’idrologia fluviale solo in una porzione ben circoscritta di territorio. Perché un toponimo dotato di questa limitata originaria significanza sarebbe stato assegnato anche alle valli interne e alle zone collinose e montane valpolicellesi, nettamente differenti dalle caratteristiche ambientali che tale interpretazione racchiude in sè? Sembrerebbe una spiegazione decisamente sproporzionata. Collegato a questo significato ne deriverebbe un altro: si intenderebbe per Valpolicella Valle di Pol, con riferimento, appunto, al piccolo villaggio già citato ove, dal primo medioevo, i funzionari veronesi, dopo una risalita in barca dell’Adige, sarebbero stati soliti attraccare per poi dirigersi nell’interno, per i loro compiti di amministrazione del territorio.
- [Guarino] il termine richiamerebbe il greco polyzelos: ma anche fra chi ritiene attendibile tale origine si dibatte sul suo preciso significato. C’è chi interpreta la parola con terra “ricca di frutti”, chi, in senso esteso, di terra “invidiata”.
- il termine deriverebbe dal latino polis selas, terra dal molto splendore. Questa interpretazione potrebbe avere un qualche apparente fondamento, ma è comunque ardito attribuirvi una certa decisività.
- [Dionisi] il termine avrebbe radice sempre nel greco e nel latino ma in un senso molto specifico: Valpolicella significherebbe “custodia (cella) del molto (polis)”, richiamando la ricchezza e la generosità della sua terra.
- [Asquini] il termine originerebbe dal latino polis cellae, “terra dalle molte celle”, nell’accezione di cantine. Ricordiamo, in questo senso, che la presenza della pianta di vite nel veronese va fatta risalire addirittura al Terziario: a riprova di ciò, sono state ritrovate tracce della foglia di vite nei calcari di Bolca. Per non parlare delle coltivazioni umane, testimoniate dalla notte dei tempi in Valpolicella, una delle più antiche zone di produzione di vino in Italia. Risulterebbe, questa ipotesi etimologica, una delle più credibili, se non la più verosimile.
- [Pigari] il termine discenderebbe dal latino pulcella, e quindi si parlerebbe di “valle della pulzella”, della fanciulla. Ma come tentare di spiegare una così strana origine toponomastica? E quali fortissimi (per non dire insormontabili) dubbi essa, tuttavia, suscita? Bisogna innanzitutto far riferimento al Privilegia et Iura Communitatis et Hominum Vallis Pulicellae, una raccolta giuridica dei privilegi di cui la Valpolicella godeva sin dal 1300, poi confermati e anzi estesi dalla Serenissima Repubblica di Venezia. Varie edizioni manoscritte si sono susseguite nel tempo ma, forse, la più interessante sarebbe quella per la prima volta pubblicata tramite stampa, del 1588. Il suo curatore, tale Pigari, pose come frontespizio dell’opera uno stemma che riporta una fanciulla biancovestita che prega in ginocchio e che mostra la scritta fides, fedeltà. Tale raffigurazione, a sua volta, richiamerebbe una miniatura contenuta nel Privilegia redatto nel 1536 in cui è possibile notare due donzelle, una di fronte all’altra, nell’atto della preghiera. La figura femminile di sinistra rappresenterebbe la Valpolicella, mentre quella di destra la città di Verona. A sormontare il dipinto, sullo sfondo di paesaggi valpolicellesi e veronesi, il leone di San Marco, al quale le due donzelle promettono, appunto, sempiterna devozione. Nel corso del tempo, come testimoniato nel Privilegia del 1588, lo stemma del Vicariato della Valpolicella ha preso a raffigurare solamente la fanciulla di sinistra. Successivamente, l’effigie è anche diventata stemma del Comune di San Pietro in Cariano.
Vincendo però la suggestione generata da una simile ricostruzione, che vedrebbe il toponimo nascere da questa antica immagine, bisogna ricordare che il termine “Valpolicella” compare per la prima volta già il 24 agosto 1117 in un decreto dell’imperatore Barbarossa: ben prima, dunque, del dominio della Repubblica di San Marco, della pulzella biancovestita e della fedeltà con la quale essa ossequiava il potere di Venezia. E’ vero: si può ipotizzare che nei secoli precedenti al dominio della Serenissima la raffigurazione della ragazza esistesse e promettesse fides a qualche altro dominatore, magari il Barbarossa stesso, poi sostituito dal leone di San Marco. Ma solo di mere e fantasiose ipotesi si tratta, in quanto nessun elemento suffragherebbe simili teoremi. Ne’ testimonianze storico-artistiche di alcun tipo, in tal senso, sono giunte fino a noi. E’ molto più probabile, ottemperando al celebre rasoio di Occam, che qualcuno – chissà chi e chissà quando nei secoli addietro – assecondando semplicisticamente l’assonanza fra Valpolicella e “Valle della pulcella”, abbia dipinto lo stemma traendo spunto proprio dal toponimo. Realisticamente, risulterebbe così invertito l’ordine di derivazione ipotizzato dal Pigari.
In buona sostanza, come abbiamo scritto in precedenza, una interpretazione univoca e dirimente non esiste ancora. L’origine del termine Valpolicella rimane ignota: è supportata sì da meditate e dotte supposizioni, ma risulta tutt’oggi priva di certezza storico-etimologica.
Ovviamente, qualora avessimo riportato inesattezze in questo post o avessimo dimenticato qualche opinione, non esitate a contattarci!
Andrea Zenorini
