La sua presenza nelle case e nelle stalle non era certo una prerogativa valpolicellese. Tuttaltro: le sue origini risalgono, come già il nome segnala, al comune di Pojana Maggiore, situato nel basso vicentino. E anche la sua diffusione si può dire riguardasse in passato un po’ tutte le campagne del Veneto, da Verona a Vicenza, da Treviso a Padova. Si tratta, appunto, del noto Lunario del contadino Pojana Maggiore.
L’almanacco, che ancora oggi viene stampato (anche se in poche copie), era costituito da un unico grande foglio che riportava, oltre al calendario, le previsioni meteorologiche di tutto l’anno, le fasi lunari, le eclissi, le date di feste, sagre e fiere agricole. Esso era soprattutto un riferimento indispensabile per stabilire i periodi della semina e del raccolto e per intuire i momenti migliori per determinate colture.
La storia della nascita del Lunario è curiosa e rivela come, un tempo, l’umana interpretazione della natura e dei suoi fenomeni fosse affidata principalmente all’esperienza diretta, volenti o nolenti raccolta e maturata nel duro mestiere dell’agricoltore. Il “padre” del Lunario, infatti, fu Giovanni Spello, un semplice ma arguto contadino vicentino che, osservando le fasi lunari, le caratteristiche meteorologiche dei vari periodi dell’anno e l’influenza di queste sui cicli delle coltivazioni, stilò, con l’aiuto dell’abate per cui prestava servizio, tale Antonio Masenello, un calendario preciso e ragionato che trovò stampa, per la prima volta, nel 1838 a Lonigo.
Ma torniamo a noi, e alla presenza del Lunario nelle nostre località. La Valpolicella agricola, va ricordato, è dotata di peculiarità zonali come la vicinanza al Lago di Garda con i particolari microclimi che ne derivano, il passaggio del fiume Adige, la conformazione delle sue colline e la feconda composizione dei terreni coltivabili. Così come unici e inimitabili sono i prodotti che queste nostre terre regalano, dal vino all’olio, dalle ciliegie alle pesche. Ciò nonostante, la tradizione “culturale” agricola valpolicellese mostra molti tratti assimilabili a quella della campagna veneta, nel suo complesso. A tal proposito, Dino Coltro è stato studioso forse inarrivabile della cultura, della storia e della “antropologia agricola” del Veneto. E proprio in questo comune contesto, appunto, il Lunario ha trovato rapida distribuzione anche in Valpolicella. Tanto che, personalmente, ho potuto testimoniarne la presenza, da bambino, nella casa dei due fratelli mezzadri di Villa Roverina, poco sopra Arbizzano, la residenza di campagna della nota e storica famiglia Messedaglia. Erano già gli ultimi anni ’80 ma il Lunario era fieramente appeso vicino al grande focolare. Non so se venisse consultato, nè ricordo se fosse, magari, di qualche anno prima. Tuttavia, esso rappresentava ancora una traccia di quel passato di dura quotidianità, nemmeno tanto lontana nel tempo, che i nostri contadini affrontavano, con poca scienza e con incerta chimica a loro aiuto. Ora quei fratelli non ci sono più e la casa è stata ristrutturata e ammodernata. Rimane solo il ricordo d’infanzia, con quel profumo di muffa e cenere di focolare che ancora sento nel naso.
Andrea Zenorini
