Sator Arepo Tenet Opera Rotas: il mistero di San Michele, ad Arcè di Pescantina

64177976C’è una piccola perla di architettura romanica a Pescantina.
Più precisamente ad Arcè, una frazione di poche case che sorge lungo l’Adige. E’ la chiesa di San Michele Arcangelo, una minuscola pieve che si trova isolata all’estremità occidentale del paese, in uno spiazzo oggi racchiuso da un muro.
La chiesa è stata probabilmente costruita attorno al 1100, anche se c’è chi sostiene una datazione ancora precedente. La costruzione è a navata unica e la facciata risulta a capanna. Ma non è della chiesa in sè che vorrei parlare in questo post, per quanto essa si riveli un suggestivo gioiello medievale, quanto del  piccolo grande mistero che la avvolge.
Sul lato meridionale della chiesetta, infatti, possiamo osservare un ingresso secondario: è proprio qui, sul volto ad arco che lo sovrasta, che ritroviamo una criptica e sibillina iscrizione composta da cinque parole: “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS”. Letteralmente – ma anche sulla trasposizione letterale il dibattito è  aperto – la frase può essere tradotta con “Il seminatore, col suo carro, tiene con cura le ruote”. Questa associazione di parole – va subito sottolineato – è riscontrabile in numerose iscrizioni in tutta Europa; anche in Italia, oltre ad Arcè, non ne mancano esempi, da Aosta a Napoli, da Bolzano a Perugia. Uno dei più antichi reperti sinora rinvenuti si trova a Pompei, in una casa sepolta dalla nota eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Si tratta del famoso “quadrato del Sator”, un palindromo (parola o frase che può essere letta in egual modo da destra e da sinistra) ricorrente nel tempo e nello spazio e di certo non nuovo all’archeologia, ma sul quale non è stata mai fatta definitiva luce. Molte teorie, profusi studi, ipotesi fantasiose, ma nessuna certezza. Si parla di “quadrato” in quanto, se le parole vengono disposte in una griglia 5×5, possono essere addirittura lette in orizzontale e in verticale, in entrambe le direzioni. Gli anagrammi che sono stati ipotizzati si sprecano: forse il più suggestivo rivela una crux dissimulata (http://bit.ly/ABig1g), utilizzata dai primissimi cristiani per riconoscere i luoghi di culto e scampare alle persecuzioni.
Non è dato sapere perché l’iscrizione sia stata apposta nel corso dei secoli in certi contesti piuttosto che in altri, tantomeno perché si trovi proprio nella chiesa di San Michele, ad Arcè. Addirittura, utilizzando una particolare interpretazione grafica dalla quale emergerebbe la caratteristica croix pattee, c’è chi attribuisce la presenza del Sator ai cavalieri Templari (http://bit.ly/wpPtZq). Nel caso specifico della Valpolicella, a ben pensarci, l’idea non risulterebbe così esotica e peregrina, considerando le tracce templari riscontrate anche a San Giorgio Ingannapoltron… Ma solo di ipotesi si tratta, e forse connotate anche da troppa fantasia.
Non voglio qui dilungarmi sui possibili significati profondi del Sator: alcuni di essi coinvolgono il ruolo della divinità nel governo del mondo, altri suggeriscono interpretazioni cabalistiche sul nome stesso di Dio. Come dicevo, ne sono stati formulati moltissimi e una rapida ricerca sul web potrà fornire inaspettate soddisfazioni al curioso lettore. Per comodità, in fondo al post, riporto alcuni utili link.
L’intento molto semplice di queste righe è solo quello di suggerire come, ancora una volta, la Valpolicella nasconda non solo bellezze naturali e storiche, ma anche curiosità enigmatiche e di sicuro stimolo. Una visita all’antica e misteriosa chiesetta di San Michele di Arcè non ve lo potrà che confermare.

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Links utili:

http://angolohermes.interfree.it/Simbolismi/SATOR/sator.html

http://angolohermes.interfree.it/Simbolismi/SATOR/luoghi_SATOR.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Quadrato_del_Sator

http://utenti.quipo.it/base5/latomagi/sator.htm

Andrea Zenorini

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