Tanzeri, la leggenda di Lucilla la ballerina

A voi che avete in sorte di vivere questi giorni, a voi che avete il diritto di vivere su queste terre. Cosa rimarrà dopo che l’anima si sarà dipartita dal corpo? Quanto durerà il vostro nome sulla pietra e nel cuore delle persone? Quanto poco impiegherà il mondo a dimenticarvi?

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tanzeri“La memoria della pietra è più forte di quella degli uomini”. Viene da riflettere su quanto sia vera questa affermazione: la pietra, i resti che vincono la morte dell’uomo, gli artefatti durevoli e, in questo caso, anche la toponomastica contribuiscono ad evitare che tante leggende e vecchie storie vadano perdute e inesorabilmente dimenticate nei passaggi fra le generazioni.

Oggi, sotto Ceredo, nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo, uno di quelli più settentrionali della Valpolicella, esiste ancora la contrada di Tanzari. L’origine del toponimo è tipicamente cimbra e deriva dalla radice tedesca tanz, traducibile facilmente con “danza”. Ma a che antica vicenda è ascrivibile un così curioso nome per un minuscolo villaggio?

La risposta, che qui solo accennerò per iscritto, sperando di suscitare una certa curiosità, si trova in un interessante cortometraggio amatoriale, Tanzeri, disponibile su Youtube e del quale qui sopra riporto il link video (click sull’immagine a sfondo nero). Il film, realizzato nel 2007 da alcuni ragazzi sotto la giovane ma evocativa e ironica regia di Francesco Dal Santo, narra in modo originale della storia, probabilmente risalente al 1500, di una giovane donna e della sua spensierata passione per il ballo. Ma parla, soprattutto, di superstizione, di fede e di sacrificio. Il tutto senza mai prendersi troppo sul serio e con il riuscito intento di strappare qualche sorriso. Il cortometraggio è stato girato sulle colline di Novare, nel cuore della Valpolicella, e ha partecipato, suscitando non pochi apprezzamenti, al Lessinia Film Festival del 2007 di Boscochiesanuova.

Tanzeri credo meriti di essere visto innanzitutto perché riporta alla memoria una antichissima e suggestiva leggenda quasi totalmente sconosciuta anche agli stessi abitanti della Valpolicella. In secondo luogo perché,  nella sua sincera amatorialità, suggerisce a chi lo vede un respiro di poesia che non fa certo male, specie di questi complicati tempi che viviamo.

Andrea Zenorini

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